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Tribunale di Palermo, sez. IV Civile-Fallimentare, ordinanza 17.03.2021 - D'Antoni


La mancata previsione del patrocinio ai non abbienti nel procedimento di mediazione è incostituzionale

Massima: II recente arresto della Corte di Cassazione (sez. II, n. 18123 del 2020) che esclude la possibilità di liquidare l'attività professionale svolta dall’Avvocato in ambito mediatorio allorquando alla stessa non sia seguita la proposizione di domanda giudiziale,  atteso che gli artt. 74 e 75 d.P.R. 30.5.2002, n. 115, limitano l'operatività del patrocinio a spese dello Stato all'ambito del “processo” sia penale che civile ed a tutte le procedure “comunque connesse” ad un processo, ed escludono perciò dal novero delle attività suscettibili di essere svolte con oneri a carico dell’Erario tutta l’attività stragiudiziale (nell’ambito della quale va inquadrata quella svolta in ambito di mediazione) non seguita da instaurazione di un processo, non può essere superato dal giudice neanche con attività d'interpretazione, posto che in tal modo lo stesso verrebbe ad incidere sulla sfera afferente alla gestione del pubblico denaro ed alle disposizioni di spesa, così interferendo su materia riservata al Legislatore e presidiata da precisi dettami costituzionali. Ne consegue che deve essere sollevata d'ufficio questione di legittimità costituzionale degli articoli 74, comma 2, e 75, comma 1, del D.P.R. 30 maggio2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), in relazione agli articoli 3, 24 e 36 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono che sia assicurato il patrocinio ai non abbienti nel procedimento di mediazione, e che sia assicurato il pagamento del relativo compenso all’Avvocato con oneri a carico dell’Erario, quando il suo esperimento è condizione di procedibilità della domanda e il processo non viene poi introdotto per essere intervenuta conciliazione delle parti. Difatti, in un Ordinamento, qual è quello italiano, improntato a favorire la soluzione extragiudiziaria delle controversie, come è confermato tra l’altro dalle disposizioni contenute nel D.Lvo. 4 marzo 2010, n. 28, appare contrario al pervasivo canone di ragionevolezza consentire al difensore della parte non abbiente di accedere ad una liquidazione con oneri a carico dell’Erario allorquando l’esito della mediazione risulti infruttuoso (e si renda perciò necessario l’avvio del processo civile), e negarla invece allorquando la controversia si definisca in ambito mediatorio, dovendosi peraltro sottolineare come, diversamente opinandosi, potrebbero emergere prassi forensi orientate dall’intrinseca forza disincentivante di una condizione oggettivamente eccentrica e potenzialmente pregiudizievole, con conseguente annichilimento della funzione della mediazione obbligatoria.